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Nelle stanze con Lulù Delacroix. e poi l'universo, tutte queste lettere che mi chiamano, bambine da sollevare.
Ancora un mese: Lulù sarà invulnerabile, magnifica.
Ore diciotto virgola cinque.
Sono tornata da una passeggiata nel parco. E’ stato il medico a consigliarmelo, ha detto che non vedo mai la luce del giorno, che Isabella ha bisogno del sole. Gli ho chiesto se almeno potevo aspettare le cinque del pomeriggio prima d’andare, il tramonto.
Sono uscita senza gli occhiali scuri, sembra nulla ma per me è una sfida. Sono entrata nel parco. C’erano gli alberi, il lago, le oche, un recinto con dentro un pavone, e poi l’erba, i cespugli, i bambini con le biciclette, gli innamorati distesi, i loro baci, e poi il cielo. Ho alzato la testa e l’ho guardato, mi sono sentita come se tutto fosse la luna. Io sopra. Così come loro nei video che ho visto. L’equipaggio dell’Apollo 11. E il profumo che c’era, e quell’aria, mi sono commossa, quasi fosse per me la prima volta, quasi in quel momento avessi riacquisito la vista. Ho camminato nei viali piccoli, e sentivo qualcosa: eccitazione e paura. Stamattina sono andata a dormire alle sei, mi sono svegliata alle quindici. Così come faccio da anni, vivere come un vampiro. In casa sempre una costante penombra, poi la sera che arriva e finalmente la notte, mia madre, mia eterna famiglia. I platani nelle finestre, le ombre, il silenzio, i lampioni, raggiungere il giorno e fuggirne. E poi oggi, Isabella nel parco, avrei voluto lasciare una targa, così come hanno fatto gli astronauti quel giorno: "Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, Luglio 1969 DC
Siamo venuti in pace, per tutta l'umanità".
L'immacolato acuto canto di voce intona la dolce tenue. Temutissima in sguardo rivolto, a discendere pressoché inutile nel compiuto affanno. Lei la verdissima, l'irreparabile, la rinnegata, la madre infante. Del sofferto soffocato soffio, da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all'ultimo, respiro, e strappo. Ancora braccia per riportarmi al corpo, all'amore che s'allarga e di spazio mi riempie. Variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco è il limite massimo della vacuità dei sensi.
DOLCEZZA
Sono questi miei polsi la luce che vedo sui vetri parole raccogliere come fiori sottili dal mistero donati.
L’amore è uno specchio che la morte riflette.
Niente come l'amore avvicina alla morte.